Dal 31 ottobre al 10 giugno il public programme del MAO porta tra museo, Combo e OGR dieci progetti della scena sperimentale con sguardi asiatici e diasporici, in dialogo con la mostra di Song Dong
Dicono che l’Opera di Pechino abbia regole antiche e pochissimo margine di errore. KaKa le ha prese tutte sul serio, la voce, i ritmi, le tecniche, e poi le ha portate a spasso: nei parchi, nei supermercati, su una terrazza affacciata sulla città, fino a Times Square, dove ha riletto The Great Investiture. La sua estetica, che chiama “Beijing Opera Yabi”, mette insieme outfit stratificati, accessori inventati e un’identità visiva d’avanguardia, e fa del luogo una parte della performance.
Sarà lei ad aprire, sabato 31 ottobreal MAO Museo d’Arte Orientale, la nuova edizione di Evolving Soundscapes, il public programme curato da Chiara Lee e Freddie Murphy, che quest’anno arriva alla quarta edizione. È un inizio che dice bene che aria tira: la tradizione non viene custodita sotto vetro, viene fatta uscire e rimessa in circolo.
In ascolto di una mostra
Il programma nasce in dialogo con “Song Dong. Soul Out“, la mostra temporanea del MAO che riflette su impermanenza, memoria e trasformazione dei materiali quotidiani in forme concettuali. Il suono, in questo contesto, diventa lo spazio dove la transitorietà prende forma. Le trasformazioni urbane, le memorie che passano da una generazione all’altra, le reinvenzioni della tradizione vengono attraversate da pratiche che stanno a metà tra astrazione ed esperienza vissuta, tra percezione interiore e ambiente circostante, tra dimensione individuale e collettiva.
Lee e Murphy riuniscono artisti della scena sperimentale e della performance con prospettive asiatiche e diasporiche. Il programma è fatto di musicisti, ma anche di calligrafi, artisti visivi, vocalist e costruttori di strumenti, e le categorie tendono a sfumare.
Fuori dal museo
Come l’anno scorso, Evolving Soundscapes non resta chiuso tra le sale di via San Domenico. A Combo, in corso Regina Margherita, il programma si inserisce nell’ecosistema culturale e musicale del luogo. Alle OGR di corso Castelfidardo, due serate entrano nel quadro di The Quantum Effect, con progetti che esplorano realtà alternative e universi paralleli tra immaginari mitologici, paesaggi sonori stratificati, ritualità e narrazione speculativa.
Novembre: ritmi artropodi a Combo
Il 18 novembre alle 20 una listening session a Combo Venezia, il 19 alle 20.30 il live a Combo Torino: protagonista 33EMYBW, figura di spicco della scena sperimentale cinese, con il dj set di Luwei. Il suo album “Golem” del 2018 è finito tra i migliori lavori elettronici dell’anno secondo Bandcamp, il successivo “arthropods” ha spinto la riflessione su post-umanesimo ed evoluzione dentro una mitologia fatta di speculazioni esotiche e di elementi perturbanti. Ha lavorato anche sui canti Dong della provincia di Guizhou, da cui è nato DONG2. Ha suonato a Unsound, Rewire e Le Guess Who?, e a Echolalia, in Islanda, su invito di Björk. Luwei, da parte sua, fa convivere breakbeat, bass music e techno ipnotica, e con il suo programma mensile su Radio Raheem dà spazio a voci e comunità sottorappresentate.
Alle OGR: miti, vulcani e corpi che amplificano
Il 31 gennaio 2027, alle 18, tocca a Mount Ecstasy, progetto di Meuko! Meuko!, Nontech e Yao Jui-Chung, nato dalla serie Mini Meme dell’artista taiwanese. Con tecnologia da videogiochi 3D e un sistema di suono surround, l’opera reinterpreta il Monte Meru, simbolo sacro del buddhismo e dell’induismo, come un “asse dell’illusione”, dove leggende marittime, allucinazioni digitali e immaginari spirituali si mescolano. Nella stessa serata c’è Tanat Teeradakorn, che nell’EP NATIONAL OPERA COMPLEX, strutturato come un’opera in cinque atti, accosta strumenti tradizionali thai come pi, gong e ching a molam, hardcore, gabber e trance, partendo da cinque brani che hanno segnato l’attivismo politico thailandese.
Il 14 febbraio, sempre alle 18, il secondo appuntamento. Liu Zhuyang, che suona il guzheng e costruisce strumenti, presenta Speakers, un’installazione sonora indossabile in cui il corpo è insieme microfono e amplificatore, e il feedback diventa coreografia. Con lei Corin, formazione pianistica classica e radici filippine, che porta DIWA: gong kulintang e sistemi di accordatura tradizionali accanto a sintetizzatori e sintesi granulare, in un paesaggio audiovisivo ispirato alle mitologie della creazione, dove compare anche il Bakunawa, il drago che secondo la leggenda divora la luna.
Primavera: voci, improvvisazione, inchiostro
Il 4 marzo, alle 19.30 al MAO, c’è Alex Zhang Hungtai, già Dirty Beaches, poi Last Lizard e Love Theme, oggi impegnato in un’improvvisazione che si confronta con l’inconscio. Nel 2026 ha pubblicato due album, Dras e Orion/Mother, e il pubblico dei cinefili lo ricorda in Twin Peaks: The Return e come autore della colonna sonora di Godland.
Il 4 aprile, alle 18 a Combo, Flora Yin Wong porta field recordings, dissonanze e sintesi granulare, con l’EP Lily Of The Valley che apre a una dimensione più melodica e usa di più la sua voce. Dentro c’è anche Water Statues, con registrazioni di percussioni e canti raccolte in Malesia, terra d’origine di suo padre.
Il 6 maggio, alle 19.30 al MAO, la voce di Charmaine Lee, tra noise, ASMR, drone e free music, con microfoni, feedback ed elaborazione in tempo reale. Il suo ultimo album, Tulpa, prende il nome da un essere portato all’esistenza dal pensiero.
Il 27 maggio, alle 20.30 a Combo, OTAY:ONII, che usa la voce come strumento fisico, emotivo e rituale, con il suo Love is in the Shit in bilico tra caos e fragile quiete. Collabora con Florentina Holzinger e fa parte del team artistico del Padiglione austriaco alla Biennale di Venezia 2026. In apertura il set di Bubbling, tra ambient, downtempo, jazz e soul.
Il finale, con l’inchiostro
Chiude tutto il 10 giugno 2027, alle 19.30 al MAO, la performance site-specific di Sheng Jie e Qian Geng, The Black Robed Bodhisattva in Contemplation of Freedom. Lei è una musicista sperimentale con base a Pechino, noise e field recording; lui un calligrafo che vede la scrittura come uso performativo del corpo, nutrito di poesia classica e di cinema horror hongkonghese degli anni Ottanta e Novanta. Ispirati al Sutra del Cuore, fanno convergere gesto e suono come due linguaggi dello stesso rito.
