“100 fotografie per ereditare il mondo” è la mostra che fino al 28 giugno ripercorre gli ultimi 200 anni di storia ed evoluzione, dalle prime sperimentazioni fotografiche ad oggi, attraverso opere di artisti come Man Ray, Robert Mapplethorpe e David LaChapelle
Viviamo in un mondo complesso e sempre più difficile a decifrare. Guerre, nuove tecnologie, crisi climatiche e ambientali, nuovi media… Tutto viene raccontato in maniera frenetica e veloce, con immagini che si avvicendano a ritmo incalzante e tra le quali è difficile orientarsi.
In questo universo saturo di stimoli visivi la fotografia, a 200 anni dal suo primo vagito, assume un ruolo nuovo diventando una bussola, uno strumento per orientarsi e per costruire una memoria collettiva.
La mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”, al Mudec di Milano fino al 28 giugno, invita a riflettere sull’eredità visiva e culturale che la fotografia trasmette. Non soltanto un’antologia, ma un viaggio attraverso la storia umana tramite ciò che questo potente strumento permette di vedere, custodire e trasformare.
Gli artisti in mostra
Dalle prime sperimentazioni all’inizio del XIX a oggi, la fotografia ha attraversato numerose fasi. Con il passare del tempo, con l’avvicendarsi delle correnti artistiche e con l’evoluzione tecnologica ha cambiato linguaggio e approccio al mondo. Da semplice testimonianza del reale, è passata a essere mezzo di creazione di significati.
Le sei sezioni della mostra “100 fotografie per ereditare il mondo” ricostruiscono tutto il percorso della storia umana e insieme del mezzo artistico, con i suoi mutamenti. Dai dagherrotipi si arriva ai progetti di artisti contemporanei come Ebrahim Noroozi, Carlos Ayest, Guillaume Bression, Gohar Dashti, Alba Zari e Carlos Idun Tawia che intrecciano reale e post-digitale per dare forma a un presente instabile.
In mezzo ci sono le sperimentazioni di Man Ray, Aleksandr Rodčenko, André Kertész, Henri Cartier-Bresson e Philippe Halsman, la poetica di Mario Giacomelli e le provocazioni di Joan Fontcuberta. Spazio anche al racconto dell’attualità, come in Joel Meyerowitz, al diario intimo nei lavori di Claude Cahun, Pierre Molinier e Robert Mapplethorpe, o al racconto e visione etica nei lavori di Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, Nancy Burson, David LaChapelle e Mat Collishaw.
Oltre al percorso espositivo del Mudec, uno spin-off della mostra sarà ospitato dalla sede di Zurich in Via Santa Margherita 11 a Milano: dal 7 marzo al 28 giugno e con ingresso gratuito. Quelle esposte sono 7 fotografie che prolungano idealmente il percorso principale, un’ occasione in più di approfondimento e condivisione.
Un grande mosaico di immagini
A cura di Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, “100 fotografie per ereditare il mondo” non propone una gerarchia su basi estetiche o di valore politico o culturale. La selezione di “sole” 100 fotografie è stata necessaria per circoscrivere un territorio visivo vastissimo.
Quelli selezionati sono frammenti di memoria che invitano lo spettatore rallentare lo sguardo. Ogni immagine è un tassello che contribuisce a ricostruire il grande mosaico del patrimonio collettivo, per trovare in questa enorme e importante eredità che arriva dal passato, una chiave per leggere più consapevolmente il nostro tempo.
