Nel nuovo film scritto, diretto e interpretato da lui, torna a raccontare l’amore e le fragilità umane
Sei anni. Tanto è passato dall’ultima volta che Carlo Verdone ha diretto un film. Da “Benedetta Follia” nel 2018 ad oggi, il regista romano si è immerso nel mondo delle serie con “Vita da Carlo”, quattro stagioni che lo hanno consacrato anche come autore televisivo. Ora torna dietro la macchina da presa con un lungometraggio vero e proprio anche se la sala dovrà ancora aspettare un po’. “Scuola di Seduzione” arriva il 1° aprile in esclusiva su Paramount+, frutto di un accordo siglato ai tempi del Covid.
L’amore nell’era delle app e dell’intelligenza artificiale
Di cosa parla il film? Di come ci siamo complicati la vita sentimentale con la tecnologia, i social, le chat, e ora anche con l’intelligenza artificiale, capace, a quanto pare, persino di farci innamorare o tradire.
In questo scenario vagamente surreale ma tremendamente reale, sei personaggi carichi di insicurezze e fragilità bussano alla porta di una love coach, sperando che qualcuno li aiuti a rimettere ordine nel caos dei loro sentimenti. C’è chi cerca l’amore, chi cerca di salvarlo, e chi non riesce a smettere di guardarsi indietro.
“Non riesco a immaginare una commedia che non parta dalla realtà che stiamo vivendo”, confessa Carlo Verdone. “Tutto corre veloce, dalle relazioni ai desideri, e il contatto umano rischia spesso di perdersi dietro gli schermi”. Raccontare questa confusione con leggerezza e un pizzico di malinconia è stata, dice, la sfida più stimolante di tutta la lavorazione.
Una “scuola” che è uno specchio
L’idea nasce da una riflessione condivisa con gli sceneggiatori Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni: stiamo vivendo una vera e propria ignoranza sentimentale. I giovani collezionano relazioni usa-e-getta, gli adulti faticano a comunicare. E nel mezzo, una rivoluzione tecnologica che non dà tregua.
La “scuola” del titolo non è un corso per imparare tecniche di rimorchio. È qualcosa di più intimo e più onesto: un laboratorio umano, un luogo dove i personaggi si confrontano con le proprie paure e con la solitudine. La seduzione è solo il pretesto. Il vero tema è il bisogno, universale, trasversale, inguaribile, di essere compresi e amati.
Verdone stesso cita “Ma che colpa abbiamo noi” come riferimento spirituale: anche lì un gruppo di individui disfunzionali cercava, attraverso un percorso collettivo, di capire qualcosa di sé. “Il gruppo diventa una piccola comunità, fa autoanalisi”, racconta. “Le fragilità degli altri diventano uno specchio in cui ognuno riconosce qualcosa di sé”.
Il cast come un ensemble
Accanto a Carlo Verdone, che firma anche soggetto e regia, un cast corale che interpreta personaggi fragili, imperfetti e profondamente umani. Carlo Verdone porta in scena una figura che riflette le insicurezze tipiche delle relazioni moderne, Spicca su tutti Karla Sofía Gascón Ruiz, la straordinaria protagonista transgender di “Emilia Pérez”. Con lei Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e molti altri. La produzione porta la firma storica di Luigi e Aurelio De Laurentiis.
