Con “Elegy” di Gabrielle Goliath il coro delle donne nere risuona a Venezia

L’opera avrebbe dovuto essere esposta nel Padiglione del Sudafrica durante la Biennale, ma il governo del Paese l’ha ritenuta “divisiva”: perciò la mostra ufficiale è stata annullata dal 9 maggio al 22 novembre l’opera sarà esposta nella chiesa di Sant’Antonin

Gabrielle Goliath
Ufficio Stampa

Alla Biennale di Venezia il Padiglione del Sudafrica vuoto finisce per pesare più di molti pieni, dopo che la partecipazione di Gabrielle Goliath con l’opera Elegy è stata revocata dallo stesso governo che l’aveva sostenuta. Divisiva: così il ministro Gayton McKenzie ha bollato l’installazione video in cui voci di donne intonano un lamento collettivo su vite dimenticate.

Il riferimento a Gaza

“La presento da oltre dieci anni, è un progetto femminista nero in divenire sul lutto e la riparazione” sottolinea l’artista, che nella versione per Venezia ha incluso la commemorazione della poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa in un attacco israeliano a Gaza. È proprio questo riferimento a costarle l’esclusione: un cortocircuito, se si pensa alla posizione pubblica del Sudafrica che ha accusato apertamente Israele di genocidio. Così l’opera che avrebbe dovuto aprire uno spazio di ascolto e cura finisce per incarnare, suo malgrado, una frattura tra istituzioni e libertà espressiva e diventa un caso: “Ma non sono interessata allo scandalo o alla promessa di numeri crescenti”, specifica l’artista.

Il Padiglione del Sudafrica resta vuoto

Quello di Goliath è un episodio di censura emblematico ma non isolato: “Alcuni vengono cancellati e violentemente respinti, altri inclusi e celebrati. Vediamo le crepe, nonostante la pretesa di neutralità della Biennale”, osserva. Il Padiglione resta quindi vuoto e silenzioso e questo per l’artista “è un segno di vergogna”, un fallimento di una parte della politica che però, ci tiene a sottolineare, “non rappresenta tutti i sudafricani”.

Una nuova sede per “Elegy”

Alla fine, dove sono mancate le istituzioni è arrivato il sostegno di un gruppo di mecenati: “Il supporto e i finanziamenti sono essenziali per rendere possibile un’opera come questa, ma lo sono anche la cura, la collaborazione e l’amicizia”, ha spiegato Gabrielle Goliath, che presenta in modo indipendente Elegy nella Chiesa di Sant’Antonin in Castello durante la Biennale (dal 5 maggio al 31 luglio). Nella penombra dell’edificio, l’installazione si carica di un significato nuovo: “Risuonerà come un coro di donne nere, perché di fronte alla cancellazione, alla minaccia e a perdite incommensurabili, osiamo pensare e sognare il mondo in modo diverso”.