Uno degli artisti più seguiti e riconoscibili della scena classical crossover mondiale arriva il 3 maggio al Teatro Arcimboldi con l’unica tappa italiana del suo tour internazionale
Dalle prove in un bunker in Croazia agli show sui palchi più prestigiosi del mondo. Il percorso di Maksim non era scontato. Nato nel 1975 a Šibenik, è cresciuto con la guerra alle porte. La musica la sua vocazione. Ha iniziato a suonare a 9 anni, un pianoforte in casa di un amico. A 11 anni ha tenuto il suo primo concerto.
Poi Zagabria, Budapest, Parigi per studiare. Nel 2003 l’album “The piano player” e la vita di Maksim cambia. Sono arrivati i premi e i riconoscimenti, tra cui l’MTV Asia Music Award. Milioni di ascolti su Spotify e YouTube, oltre 4 milioni di copie in 57 paesi, una fanbase globale. E domenica 3 maggio torna a Milano, al Teatro Arcimboldi per l’unica data italiana del suo nuovo tour internazionale “Segmenti World Tour”.
La promessa è quella di un grande spettacolo dall’estetica pop, con megaschermi, luci e laser. Il virtuosismo estremo incontra arrangiamenti originali, contaminazioni elettroniche, rock, musica classica, temi della musica da film e reinterpretazioni di brani iconici. Con il pianoforte, sempre al centro.
Della sua musica, di cosa lo ispira, e di che cosa offre al pubblico, noi di Corrente Magazine ne abbiamo parlato con lui.
Sono oltre 20 anni che hai iniziato a suonare questo crossover tra classica e pop. Come e da cosa è partita la tua idea musicale? Com’è stato allora suonare questo genere e com’è oggi invece che è molto più ascoltato?
Sono sempre stato curioso e affascinato dalla presentazione della musica classica. All’inizio sperimentavo presentando brani puramente classici, ma introducevo sul palco alcuni elementi dei concerti pop e rock, come il design delle luci, i video wall e i laser. In seguito, ho iniziato a cambiare la musica stessa e ho cominciato a fare musica crossover. E naturalmente, per me come musicista crossover, è fantastico vedere che oggi il genere ha un pubblico molto più ampio e molti più artisti che ci lavorano, mentre quando ho iniziato io 23 anni fa, non c’erano così tanti artisti che lo facevano.
Quali pensi siano i lati positivi del crossover per la musica classica in generale?
Penso che la musica crossover sia un ottimo modo per far conoscere la musica classica pura a un pubblico più vasto, specialmente ai più giovani che normalmente verrebbero raramente ai concerti di musica classica. E penso che dopo essere stati introdotti alla classica attraverso il crossover, sarebbe bello – e l’idea è proprio questa – che diventassero incuriositi dalla musica classica pura.
Sei un musicista classico da quando avevi 9 anni. Nelle tue giornate ascolti sempre musica classica o altri generi?
Voglio dire, ancora oggi, la maggior parte della musica che ascolto nel tempo libero è musica classica. Amo la musica per pianoforte, per violoncello e la classica in generale. Amo l’opera e il balletto. Ascoltavo musica elettronica quando uscivo, ma non lo faccio più. E mi piace un po’ il pop, ma la maggior parte rimane comunque musica classica.
Quali sono i tuoi compositori classici preferiti?
A dire il vero è difficile rispondere perché mi piacciono tanti compositori diversi e stili musicali differenti all’interno della classica. Probabilmente i miei preferiti sono Prokofiev, Stravinsky e Rachmaninov, ma allo stesso tempo amo Bach, Brahms e Chopin, naturalmente.
Con l’album “The Piano Player” la tua carriera è in un certo modo iniziata prendendo il volo. Come è stato confrontarsi con il successo? È cambiato qualcosa da lì per te?
Il mio successo è arrivato quasi da un giorno all’altro. Il mio primo album, “The Piano Player”, è stato pubblicato in 57 paesi in tutto il mondo e, nel giro di soli due o tre mesi, avevamo già raggiunto il doppio e triplo disco di platino. Quindi, il successo è stato molto improvviso e, con un debutto così forte, c’è sempre la preoccupazione di come si svilupperà il resto della carriera. Fortunatamente, sono ancora qui. Per me, il successo ha sbloccato e aperto molte porte. Ho avuto il privilegio di avere così tanti fan in tutto il mondo, di viaggiare molto e di esibirmi in alcuni dei luoghi più prestigiosi. Ho anche avuto l’opportunità di suonare con alcune delle orchestre più importanti del mondo.
I tuoi live sembrano concerti pop. Cosa cerchi di offrire al pubblico?
È vero, i miei concerti assomigliano più a concerti pop e rock perché penso che la musica che suono si sposi bene con gli elementi di produzione che usiamo sul palco. Mi esibisco con una band e la mia musica è spesso molto dinamica. Suono diversi stili musicali durante lo show, quindi mi piace sempre dire che porto il mio pubblico in un viaggio musicale, ma non solo un viaggio sonoro – è sempre anche un viaggio visivo, affinché vivano un’esperienza emozionante.
