La galleria Robertaebbasta presenta la scultura monumentale che tra immagini pop e colori saturi punta il dito contro le violazioni dei diritti dei nativi americani: una storia di colonialismo e globalizzazione che dura dal Quindicesimo secolo

Ogni storia è destinata a ripetersi, basta accendere un qualsiasi telegiornale o sfogliare un quotidiano per rendersene conto. Continuiamo a seguire gli stessi schemi, a commettere gli stessi errori, come topolini in un labirinto senza uscita. L’unico antidoto a questo fato che sembra ineluttabile è la memoria, ma spesso rinunciamo a farne uso. E così il passato continua a tornare, e mentre pensiamo di fare passi avanti non ci accorgiamo di star percorrendo sempre lo stesso sentiero. È il 2026, ma potrebbe essere ancora il 1492.
E proprio “Still 1492 | Never Ending Story” è il titolo dell’opera di Fidia Falaschetti realizzata in collaborazione con Angelino Artworks ed esposta per il Fuorisalone 2026 dalla galleria Robertaebbasta, nel cuore del Brera Design District. Un totem monumentale alto oltre 4 metri che mette insieme ricerca artistica e impegno civile per riflettere sulle violazioni dei diritti dei nativi americani che continuano ancora dal Quindicesimo secolo.
Come nasce “Still 1492 | Never Ending Story”
Con le comunità dei nativi americani Fidia Falaschetti, artista marchigiano classe 1977 di stanza a Los Angeles, ci ha vissuto a lungo a contatto. Il suo è stato un percorso umano che ha lasciato traccia nel modo di fare e intendere l’arte, influenzando il modo in cui interpreta simboli, memoria e identità.
In questo processo ha avuto un ruolo fondamentale il dialogo con Ashley Callingbull, attivista e rappresentante di Cree First Nations, che ha contribuito a indirizzare la ricerca dell’artista verso una prospettiva autentica e attuale, ampliandone il respiro e arricchendone il significato.
Nel 2017 Falaschetti aveva già indagato la nascita dei colonialismi e della globalizzazione nell’opera “1492“, una colonna di blocchi sovrapposti che richiama e rielabora in chiave grottesca i simboli della cultura pop e del consumismo.
L’evoluzione dell’opera
Nove anni dopo, con “Still 1492 | Never Ending Story” riprende i contenuti, aggiungendo nuovi elementi che portano significati e riferimenti più espliciti a ciò che la scoperta dell’America ha voluto dire per chi in quei territori già aveva la propria storia. In più, la narrazione valorizza la ricchezza culturale e spirituale delle comunità indigene.
La struttura resta la stessa, ma il totem diventa un monito sulla persistenza di violenze e disuguaglianze non ancora risolte in un equilibrio tra critica e celebrazione attraverso un linguaggio visivo diretto e contemporaneo.
L’importanza della luce
In questa scultura monumentale fatta di icone pop dai colori sgargianti che è “Still 1492 | Never Ending Story”, gioca un ruolo fondamentale la luce, che diventa un vero e proprio linguaggio narrativo. L’illuminazione, progettata da Rimani, non è solo un supporto espositivo ma si fonde con l’opera d’arte e ne diventa elemento strutturale, capace di metterne in risalto la struttura e rafforzarne la dimensione monumentale.
Grazie alla luce vengono enfatizzate le fratture e le tensioni simboliche su cui si regge il totem, così che lo sguardo dell’osservatore venga guidato attraverso un percorso di coscienza. Fari puntati a rischiarare il buio in cui spesso giace la memoria collettiva, con l’auspicio che il sonno della ragione si interrompa e che il 1492 finisca. Finalmente.
