L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi a Milano: un solo capolavoro per riflettere sull’autodeterminazione

Annunciazione di Artemisia Genitleschi Ufficio Stampa

Fino al 31 gennaio 2027 un percorso espositivo al Museo Diocesano dedicato a quest’unica opera permette di ammirarla, conoscerla e scoprirne i segreti

Un solo attimo. Il momento in cui una ragazza di appena 15 anni si raccoglie in sé prima di dire quel sì che avrebbe cambiato non solo la sua vita, ma il destino intero dell’umanità. Una scelta consapevole ma non ancora espressa, e in quell’ultimo istante tutto sarebbe stato ancora possibile. È proprio questo momento sospeso che Artemisia Gentileschi sceglie di fotografare nella sua Annunciazione, il capolavoro in mostra al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano fino al 31 gennaio 2027.

L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi

La scena è semplice, eppure è potente. L’Arcangelo Gabriele, una figura florida e per nulla eterea, e la giovane Maria, anche lei molto terrena e lontana dall’iconografia classica, emergono da uno sfondo scuro, ma squarciato dalla luce dello Spirito Santo che illumina la scena. La posizione delle braccia dell’angelo disegna un semicerchio che accompagna lo sguardo verso il volto della Madonna. Lei, con gli occhi bassi e una mano nell’atto di sollevarsi, sta per parlare, per accettare il destino di madre di Dio. Ed è questa una delle caratteristiche più dirompenti dell’opera: solitamente l’Annunciazione viene raccontata nel momento in cui Maria è stravolta dall’annuncio appena ricevuto. Invece Artemisia cambia la narrazione. La donna che ritrae non è una che riceve una notizia che altri hanno preso, ma è una che ha riflettuto e ha deciso per sé stessa. Una donna che ha già preso in mano la propria vita e che sta compiendo, consapevolmente, un gesto di autodeterminazione rivoluzionario.

Il passaggio è tratto dal vangelo di Luca, in cui la dinamica è semplice ed essenziale: non c’è nulla, se non il dialogo. Attraverso i gesti, i colori vivi e i contrati luminosi, Artemisia ricrea la stessa sintesi, con un effetto di grande concentrazione emotiva. Il dipinto, che risale al 1630, racconta anche il percorso dell’artista. Si riconosce la lezione del padre Orazio Gentileschi, ma anche quella del naturalismo caravaggesco, fino alle influenze dei pittori conosciuti prima a Roma e Venezia e poi incontrati a Napoli.

L’allestimento della mostra

Il percorso espositivo al Museo Diocesano chiede al visitatore di immergersi totalmente nell’opera, scoprendola per gradi prima di arrivare al suo disvelamento nell’ultima sala. A cura di Mario Epifani e Nadia Righi e realizzata grazie a Fondazione Bracco, invita a contemplare il dipinto sia sotto il profilo storico-artistico sia spirituale. Nella prima sala viene presentato il quadro, arrivato a Milano grazie a un prestito del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Lo spazio successivo racconta i segreti nascosti dal capolavoro, scoperti grazie a una campagna di analisi diagnostiche che ha permesso una comprensione più ricca e consapevole del lavoro di Artemisia Gentileschi, delle tecniche utilizzate e del metodo in cui ha realizzato il dipinto.

Il passaggio che segue è quello attraverso sei velari che ricostruiscono le sei fasi dell’annunciazione raccontate dal Vangelo di Luca Un percorso che segue le tappe dell’apparizione dell’angelo, l’elogio, il turbamento, l’annuncio, l’obiezione, e il consenso. Ed è nel breve spazio di tempo che separa le ultime due che si colloca l’opera di Artemisia, quella che si staglia davanti agli occhi del visitatore, in tutti i suoi due metri e trenta di altezza, nell’ultima stanza: sola, unica e imponente.

Il metodo del Museo Diocesano

Philip Daverio diceva che la gente dovrebbe andare in un museo a vedere al massimo un paio di opere alla volta, per avere il tempo per capirla ed apprezzarla. Su questa falsariga si costruisce “Un capolavoro per Milano”, il progetto del Museo Diocesano che propone un’unica opera a cui dedicare tutto il tempo necessario per conoscerla e goderne. Ogni anno, durante il periodo natalizio, il museo porta a Milano un capolavoro di eccezionale valore spirituale e storico-artistico, concesso in prestito da prestigiosi musei italiani o internazionali, che affronta temi universali legati al sacro, alla Natività, alla maternità o al mistero della fede.

Quest’anno l’iniziativa assume un significato particolare, perché si inserisce nelle celebrazioni per il 25° compleanno del Museo Diocesano. È un invito a scoprire il museo o a tornare a visitarlo, per vedere l’Annunciazione di Artemisia Gentileschi ma anche per sperimentare percorsi e riscoprire opere sempre capaci di emozionare e interrogare.