FringeMI Festival porta il teatro nei quartieri: Milano diventa palcoscenico

Diciassette quartieri, 224 eventi, sedici giorni: dal 22 maggio al 6 giugno Milano diventa teatro diffuso, dalla periferia al centro, dagli appartamenti privati alle edicole, dalle cascine urbane agli auditorium radiofonici

Tutte le cose più grandi di me
Caterina Cerere

È la sua ottava edizione, eppure FringeMI Festival non ha perso nulla dell’energia sperimentale delle origini. Nato nel 2019 nel quartiere NoLo di Milano, quando si chiamava ancora NoLo Fringe, il festival ideato da Bardha Mimòs ha costruito negli anni un modello culturale riconoscibile e sempre più ambizioso: portare teatro, musica e performance fuori dai circuiti canonici, dentro la vita ordinaria dei quartieri.

Quest’anno, per la prima volta, lo fa in sedici giorni, dal 22 maggio al 6 giugno, con un programma di 224 eventi distribuiti in spazi tra i più impensati della città. Non solo locali o librerie, ma anche appartamenti privati, studi d’artista, una casa editrice, una radio, vie, piazze, giardini e persino un’edicola. L’idea è semplice e radicale insieme: trasformare Milano in un grande palcoscenico, dove il confine tra spazio urbano e spazio teatrale smette di esistere.

I quartieri come protagonisti

La mappa del festival si allarga ogni anno. Questa edizione coinvolge diciassette quartieri periferici, sei dei quali fanno il loro ingresso nella rete di FringeMI per la prima volta: Greco, Vigentino, Corvetto, Cenisio, Ponte Lambro e Quinto Romano. Si confermano invece i quartieri storicamente più legati al progetto, a partire da NoLo, che concentra la quota maggiore di eventi, insieme ad Adriano, Gallaratese, Lambrate, Martesana, Città Studi e Acquabella, Ortica, Dergano, Calvairate Romana, Villapizzone, Barona, San Siro e Giambellino Lorenteggio.

A questa costellazione si aggiungono i luoghi degli eventi speciali, che quest’anno includono la sede di Fondazione AEM, la Fondazione Feltrinelli, il Politecnico di Milano, il CX Milan Bicocca e l’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare.

Luoghi che parlano, non solo contengono

La scelta degli spazi non è mai decorativa. In FringeMI ogni luogo entra in dialogo con lo spettacolo che ospita, lo orienta, ne suggerisce nuove letture, a volte ne determina la selezione. È il caso del Refettorio Ambrosiano di Greco, dove la solidarietà incontra l’arte quotidianamente: qui va in scena “Saudade & Kebab” di Sofia Pauly, una riflessione sul cibo e sulla nostra società, perfettamente in sintonia con l’anima del luogo. O del Polo Ferrara di Corvetto, ex lamineria di precisione oggi bocciofila e balera, che accoglie “Casa mia”, affresco poetico di un’Italia familiare in cui è facile riconoscere la propria infanzia.

Spazio Tadini, casa museo dell’artista Emilio Tadini, ospita invece “Alfonsina” di e con Marta Bulgherini, dedicato alla vita di Alfonsina Strada: più che un biopic, una riflessione sul bisogno collettivo di miti. E si riconferma uno dei luoghi più suggestivi dell’intero festival la piccola ex chiesetta all’interno del Parco Trotter, in zona via Padova, capace edizione dopo edizione di accogliere lavori che interrogano il presente con linguaggi intimi e universali. Quest’anno ospita “I Run” di Dogma Theatre, compagnia vincitrice di FringeMI 2022, che esplora la corsa come strumento per attraversare il dolore e il lutto, e “Muoiono tutti” della giovanissima Compagnia A.D.D.A., ispirato a Romeo e Giulietta. Sempre alla Chiesetta del Trotter è atteso anche “Cuore di porco”, nuova performance di Carrozzeria Orfeo, alla sua prima milanese.

Le cascine urbane e i terzi luoghi

Un capitolo a sé merita la rete di cascine urbane che FringeMI ha scelto come sedi. Architetture storiche un tempo ai margini della città, oggi inglobate dall’espansione e reinventate come spazi culturali e comunitari. A Cascina Cuccagna va in scena “Beh, dai, carino” di Fucina Zero, tragicommedia generazionale sull’ossessione per il giudizio e l’approvazione.

A Mare Culturale Urbano, a San Siro, due spettacoli accomunati da uno sguardo femminile sul presente: “Mi chiamo Cassandra (non mi crederai)” di Giulia Trivero e “Feminae” del duo GhelfiDema, rituale elettropoetico tra musica e spoken word. A Cascina San Paolo arriva “In Caos Nato” di Pouria Jashn Tirgan, monologo autobiografico su radici iraniane e identità italiana, migrazione e appartenenza. A CasciNet, nel quartiere Ortica, il palco all’aperto accoglie “In Mutande” di Gabriele Brunelli, teatro e economia in dialogo, e “Ratatuia” di Alice Redini, riflessione leggera e intelligente sul consumismo e sul rapporto emotivo con le cose.

Il festival abbraccia consapevolmente quella categoria sociologica che urbanisti e geografi chiamano “terzo luogo”: non casa, non lavoro, ma spazio di incontro, dialogo e coesione. In un tempo in cui le grandi città perdono progressivamente i loro luoghi di aggregazione spontanea, FringeMI prova a restituire centralità a questi spazi, trasformandoli temporaneamente in occasioni di comunità e immaginazione collettiva.

Il programma: drammaturgia, stand-up, itinerari urbani

La varietà del palinsesto è uno dei tratti più caratteristici del festival. Si va dalla nuova drammaturgia al teatro di narrazione, dal teatro-canzone alla stand-up comedy, dagli spettacoli per famiglie ai buskers, dai laboratori alle performance itineranti. La stand-up è particolarmente presente: tra gli spettacoli, “Gli ultimi strilli” di Greta Cappelletti alla Birreria La Ribalta Dergano e “Black up” di Assane Diop allo Spazio HUG. L’ironia si fa filtro critico in “Mia zia Daniela detta Dada per andare a ballare la notte indossava zeppe tacco 25“, in cui Riccardo Iellen racconta una tragicomica parabola di crescita trans, e in “Distinti Saluti” di Sara Baldassarre, che mappa le quattro fasi del burnout con uno stile che mescola slam poetry, stand-up e confessione intima. Mentre Sofia Longhini cerca risposte alle sue domande in “Tutte le cose più grandi di me“.

La Scuola Mohole di Lambrate apre il suo teatro a “Eliogabalo!”, rilettura visionaria e politica dell’imperatore romano, e a Il funerale di mia madre: the show, testo della drammaturga inglese Kelly Jones premiato all’Edinburgh Fringe Festival, commedia nera su disuguaglianza, lutto e famiglia. All’Accademia del Comico invece spazio a “Vita da bionda” di Miriam Galanti, sugli stereotipi del femminile, e a “Diva” della drag queen Greta Sofia, stand-up come strumento politico.

A Factory NoLo vanno in scena “R3, Le regole dell’ipnocrazia”, un Riccardo III contemporaneo tra iperconnessione e ossessione per la visibilità firmato da Servo Muto Teatro, e Pleaser di Cristian Boschieri, performance fisica sull’origine e il peso del bisogno di compiacere.

Tra gli spettacoli itineranti, “Sirene” di Sara Vilardo attraversa il quartiere Adriano sulle rive della Martesana, ispirandosi all’Odissea, mentre “HABITAT” di Paola Galassi, Paola Tintinelli e Tommaso Russi racconta gli abitanti del Naviglio della Martesana in una camminata creata nell’ambito del progetto Trame di Martesana. A Lambrate, una caccia al tesoro coinvolge i negozianti della zona nel Safari digitale organizzato dall’Associazione ViviLambrate.

Gli eventi speciali

La sede di Fondazione AEM, ex stazione elettrica degli anni Trenta trasformata in spazio culturale, ospita due eventi: “Le farfalle hanno le gonne corte” di Giulia Quercioli, sul tema della violenza domestica, e “Storie di miele” con il laboratorio L’alveare più bello del mondo, a cura di Teatri Reagenti, all’interno del programma Fringe Kids.

Alla Fondazione Feltrinelli va in scena “Corsare”, concerto prodotto da CPM Music Institute, sulle grandi voci della storia civile, dai movimenti bracciantili all’emancipazione femminile, dal suffragio afroamericano al primo voto universale nell’Italia postbellica. Al CX Milan Bicocca, hotel dall’atmosfera internazionale, la compagnia CampoverdeOttolini porta “Dammi la tua fine”, performance interattiva dedicata a Charles Bukowski.

Per il secondo anno consecutivo, il Politecnico di Milano è partner scientifico del festival. Al Campus Leonardo, nell’ambito di Polimifest, va in scena “Algo”, ritmo, manuale breve di sopravvivenza, spettacolo di teatro fisico con un’intelligenza artificiale clownesca, diretto da Andrea De Robbio e interpretato da Anselmo Luisi.

L’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare entra per la prima volta nella rete del festival: il 1 giugno andrà in onda una puntata speciale del “Suggeritore Night Live” con i protagonisti di FringeMI, alla conduzione di Ira Rubini.

L’apertura

Il sipario sulla ottava edizione si alza il 22 maggio presso Mosso, in via Padova, con una serata a ingresso libero. Sul palco “Fantastico”, format di successo in bilico tra nonsense e follia, in cui il frontman Lorello, rendendo omaggio ai grandi varietà degli anni Ottanta, porta con sé una galleria di ospiti a sorpresa. Il tono è quello giusto per aprire un festival che non si prende mai troppo sul serio, ma che sul teatro, sulla città e sulla comunità ha sempre idee molto precise.