L’eternità di un istante nelle fotografie di Giulia Morassutti in mostra a Bergamo

Il ritratto in bianco e nero di un ragazzo che guarda l'obiettivo

“L’attimo fuggente” fino al fino al 1° novembre al Monastero del Carmine raccoglie ritratti in bianco e nero che indagano il tempo e la relazione con l’altro

Lo sguardo di Giulia Morassutti si posa su amici, familiari e persone incontrate per caso. Basta un attimo, il tempo di un battito di ciglia, eppure ha un valore immenso perché proprio lì succede qualcosa di unico e irripetibile. Quell’attimo la fotografa lo affida a uno scatto, massimo due, che rende indelebile qualcosa che per sua natura è effimero, come un’espressione o uno sguardo. Una raccolta di momenti unici, passati ma ancora presenti, dà forma alla mostra L’Attimo Fuggente, che Fotografica APS presenta al Monastero del Carmine di Bergamo fino al 1° novembre, Prodotta dal Festival e co-curata in collaborazione con Giovanna Brambilla.

Le fotografie di Giulia Morassutti

Attraverso i suoi ritratti, Giulia Morassutti cerca nello sguardo dell’altro una presenza da custodire. Si avvicina ai suoi soggetti con attenzione e delicatezza, cercando di cogliere quell’attimo irripetibile che racchiude l’essenza della persona fotografata. A volte i soggetti tornano a distanza di anni e il confronto tra le immagini non rivela solo i segni lasciati dal tempo. Insieme ai visi e le espressioni cambiano anche le relazioni e lo sguardo della fotografa.

La relazione che si instaura con chi è davanti all’obiettivo è il punto di partenza della sua ricerca: “Giulia lo accoglie, gli dà spazio, in una relazione a doppio senso: riconoscere l’altro, per lei, significa anche riconoscere se stessa”, spiega la co-curatrice Giovanna Brambilla.

La mostra nell’anno di stop di Fotografica

Gli scatti esposti, esaltati dall’allestimento a cura degli architetti Marcella Datei e Davide Rohrich, sono quasi tutti primi piani in bianco e nero che invitano a fermarci davanti a questi volti e a riflettere sul tempo e sulla relazione con l’altro.

Anche lo spazio espositivo contribuisce a creare l’atmosfera e invita a questo mettersi in relazione con l’altro. La mostra è ospitata dal Monastero del Carmine, un luogo che nell’arco di cinque secoli è stato attraversato da una moltitudine da vite diverse, fino a ospitare diverse edizioni di Fotografica Bergamo Festival e, dal 1996, il Teatro tascabile di Bergamo.

La scelta di dedicare una mostra al lavoro fotografico di Giulia Morassutti nell’anno di stop di Fotografica (che tornerà nel 2027), dà continuità alla ricerca che attraversa ogni edizione del Festival, come spiega la direttrice Daniela Sonzogni: “Raccontare i nostri tempi e le persone, lasciando che siano i loro volti e le loro storie ad aprire nuove domande sulla contemporaneità”.