Al Museo Archeologico Regionale fino al 2 giugno la prima mostra antologica dedicata all’artista in Italia racconta il suo l’universo sospeso
Creature eteree che si muovono in un mondo sospeso, eppure così reali e presenti, dalla psicologia complessa ma allo stesso tempo sfuggenti e indecifrabili. Sono le figure femminili che popolano i dipinti di Grigory Gluckmann, artista vissuto nella prima metà del Novecento che ha interpretato in maniera personale il modernismo francese e l’eredità rinascimentale italiana.
A lui e alle sue donne dipinte è dedicata la mostra “Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia”, dal 28 febbraio al 2 giugno al Museo Archeologico Regionale di Aosta.
L’esposizione ad Aosta
È la prima volta che viene dedicata una mostra antologica a Grigory Gluckmann in Italia. L’esposizione ad Aosta, curata da Valeria Gorbova e Daria Jorioz, propone 35 dipinti che documentano la raffinatezza di un’artista che in Europa ha meno attenzione di quanta meriterebbe.
“Di Gluckmann mi affascinano la qualità pittorica, la lucentezza delle superfici, la raffinata originalità dei cromatismi, l’indubbia padronanza delle tecniche antiche, la maestria e la compostezza della composizione, ma, soprattutto, il sottile velo di malinconia e tristezza che ne ammanta i dipinti”, scrive Jorioz.
La vita e la carriera di Grigory Gluckmann
La vita e la carriera di Grigory Gluckmann, segnate da continui spostamenti tra Europa e America, riflettono la più ampia vicenda dell’esilio artistico novecentesco.
Nasce a Polotsk nel 1898, in quello che all’epoca era l’Impero Russo. I rivolgimenti rivoluzionari del 1920 lo costrinsero a interrompere gli studi alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca e a emigrare prima a Berlino e poi, nel 1924, in Italia.
Dopo un soggiorno a Firenze e la partecipazione alla Biennale di Venezia si stabilì a Parigi ed entrò nell’ambiente cosmopolita dell’École de Paris. Le sue opere furono esposte nei principali saloni, e nel 1937 ottenne la Medaglia d’Oro al Salon di Parigi.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo spinge alla volta degli Stati Uniti, a New York e poi Los a Angeles dove visse fino alla morte nel 1973.
Lo stile e i temi
Nel mondo creato da Grigory Gluckmann ricorrono scene di vita parigina, caffè e strade animate, nudi femminili, atmosfere notturne e d episodi legati al balletto che assumono particolare intensità.
La Parigi che sa cogliere l’artista è insieme reale e sospesa, osservata con sguardo partecipe ma distante. Non è tanto lo sfolgorio dello spettacolo a interessarlo, quanto piuttosto l’attesa, la concentrazione e la fragilità delle ballerine prima di andare in scena.
Ad attrarlo è la dimensione psicologica e introspettiva delle figure e lo mostra anche nei nudi. Questi, pur sensibili alla tradizione classica, trasmettono una sensualità trattenuta, attraversata da un senso di silenzio e di malinconia.
Dal punto di vista formale, le sue opere coniugano compostezza compositiva e raffinata ricerca cromatica.
I colori, spesso intensi ma calibrati, contribuiscono a creare superfici lucenti e compatte. In questo modo le figure appaiono immerse in una luce morbida che ne accentua il carattere contemplativo.
La scelta della tavola lignea, ispirata alla pratica dei maestri rinascimentali, è centrale: attraverso sovrapposizioni di sottilissime velature a olio, Gluckmann ottiene una materia pittorica smaltata e preziosa, rara nel panorama novecentesco.
Questa padronanza delle tecniche antiche, fusa con una sensibilità moderna per la solitudine e l’ambiguità emotiva, dà vita a una sintesi stilistica personale, in cui eleganza formale e inquietudine interiore convivono in equilibrio.
