La poesia e la spiritualità di Marc Chagall nella mostra ad Aosta

L'allestimento delle opere di Marc Chagall ad Aosta Alessandro Betti

Centoventi opere provenienti dal Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza raccontano il legame dell’artista con i testi biblici, dall’esilio alla speranza, fino al 25 ottobre

Pittore russo naturalizzato francese, ebreo di origini bielorusse, Marc Chagall ha attraversato il Novecento portando con sé un mondo fatto di villaggi, animali fantastici, amanti sospesi nel cielo e figure bibliche che tornano costantemente nella sua opera. Proprio questo legame profondo e duraturo con le Sacre Scritture è al centro della mostra che il Museo Archeologico Regionale di Aosta dedica all’artista fino al 25 ottobre, a cura di Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz.

La mostra “Marc Chagall. Tra Poesia e Spiritualità” riunisce oltre 120 opere tra dipinti, sculture, gouaches, disegni, incisioni, libri illustrati e ceramiche, realizzate tra il 1922 e il 1980, ed esplora il rapporto costante tra l’artista e la Bibbia, fonte di ispirazione poetica, spirituale e creativa lungo oltre mezzo secolo di attività.

Una vita nel segno della Bibbia

L’esposizione segue il modo in cui i racconti dell’Antico Testamento hanno accompagnato Chagall lungo tutta la sua carriera, diventando per lui un autentico laboratorio di immagini e simboli più che una semplice fonte iconografica. Nella sua pittura confluiscono memoria personale, esperienza storica e tensione poetica, e la Bibbia si trasforma in una presenza viva, capace di restituire temi che l’artista aveva conosciuto sulla propria pelle: l’esilio, la sofferenza, la speranza, l’amore, la giustizia, la pace. Patriarchi e profeti smettono così di essere semplici figure sacre per farsi simboli senza tempo, in dialogo diretto con le inquietudini del Novecento.

Dalla commissione di Vollard al viaggio in Palestina

Il percorso espositivo prende avvio dalla commissione che l’editore e mercante d’arte francese Ambroise Vollard affidò a Chagall nel 1930 per la realizzazione delle incisioni dedicate alla Bibbia. A dare forma e sostanza a quel progetto fu soprattutto il viaggio che l’artista compì in Palestina l’anno successivo, un’esperienza che approfondì il suo legame con le radici della tradizione ebraica e con i luoghi raccontati dalle Scritture.

Da quel momento prende corpo una rilettura personalissima del testo biblico, di cui restano testimonianza opere come “Il sacrificio di Noè” del 1932 e le tavole dedicate ai patriarchi, dove il racconto sacro si intreccia senza soluzione di continuità al mondo poetico dell’artista.

Profeti, re e la ricerca di un linguaggio universale

I profeti occupano un posto centrale nel percorso, letti da Chagall come figure di mediazione tra il piano spirituale e quello terreno. In tele come “Il profeta Isaia” del 1968 e “Il profeta” del 1974 la narrazione biblica si allarga fino a farsi simbolo di responsabilità morale, memoria e resistenza davanti alle tragedie della storia.

Accanto a loro compaiono Mosè e Davide, ai quali l’artista dedica un nucleo di dipinti, incisioni e rare sculture: tra queste, le statue di Mosè e di Re Davide realizzate fra il 1952 e il 1954, insieme a “La Torre di Davide” del 1968-1971, mostrano come la tradizione religiosa si trasformi nelle sue mani in una riflessione più ampia su identità, memoria e destino collettivo.

Le vetrate e il linguaggio della luce

A partire dagli anni Cinquanta l’incontro con il sacro porta Chagall a misurarsi anche con il linguaggio della luce e dell’architettura, attraverso le grandi commissioni per le vetrate. In mostra, bozzetti e studi preparatori ricostruiscono la genesi delle celebri vetrate realizzate per Metz, Gerusalemme e Zurigo, dove il racconto biblico diventa un’esperienza visiva fatta di colore e trasparenza, pensata per dialogare con lo spazio pubblico e con una dimensione universale del sacro.

Il Cantico dei Cantici

Tra i momenti più intensi del percorso espositivo si colloca il ciclo dedicato al Cantico dei Cantici, una delle vette della maturità artistica di Chagall. Qui il tema dell’amore si manifesta in tutta la sua complessità, intrecciando dimensione umana e spirituale, passione e memoria: il poema biblico diventa meditazione lirica, affidata a una tavolozza dominata da rossi vibranti e tonalità luminose.

La mostra si chiude con una selezione di opere legate al Messaggio Biblico, il grande progetto realizzato tra gli anni Cinquanta e Sessanta che costituisce il nucleo fondativo del Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza: attraverso episodi tratti dalla Genesi e dall’Esodo, l’artista costruisce qui una delle sintesi più compiute della propria poetica, fondendo racconto sacro, memoria personale, simbolismo e ricerca cromatica.

Edizioni illustrate e libri d’artista

Completano il percorso rare edizioni illustrate, libri d’artista e pubblicazioni che testimoniano l’intensa attività di Chagall e la diffusione internazionale della sua interpretazione delle Scritture. Questi materiali permettono di comprendere come il dialogo dell’artista con il testo biblico abbia attraversato tecniche, linguaggi e media differenti, accompagnandolo lungo tutto il suo percorso creativo.

Mentre a Milano è esposto “Il volo meraviglioso”, Chagall arriva dunque anche ad Aosta aggiungendo un altro tassello alla sequenza di rassegne che negli anni scorsi la Regione ha dedicato a Joan Miró e Pablo Picasso. “Accogliere l’arte di Marc Chagall nelle sale del Museo Archeologico Regionale, per la Valle d’Aosta, è al tempo stesso un onore e una grande opportunità”, ha dichiarato l’Assessore all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie Erik Lavevaz, sottolineando come la mostra confermi “il ruolo di primo piano che la nostra Regione ha assunto nel generare offerta culturale qualificata, plurale, in grado di coinvolgere un pubblico ampio”.