Dal 5 al 15 agosto il festival torna con 233 film selezionati tra oltre 7700 iscrizioni, un record assoluto che conferma Locarno come piattaforma privilegiata per le nuove voci del cinema mondiale. In concorso Italia protagonista con Salvatore Mereu e Giovanni Tortorici, mentre Piazza Grande accoglie James Gray, Isabella Rossellini e Asia Argento
Il Locarno Film Festival si prepara a vivere la sua 79esima edizione con numeri che raccontano da soli la vitalità del festival. Sono stati 7.759 i film sottoposti alle commissioni di selezione, un balzo del 21,75% rispetto allo scorso anno, tra lungometraggi, cortometraggi e serie tv arrivati da tutto il mondo. Da questa mole di proposte sono stati scelti 233 titoli, 103 dei quali in prima mondiale, capaci di rappresentare 69 Paesi diversi, con 28 produzioni interamente svizzere e altre 8 in coproduzione elvetica.
Il direttore artistico Giona A. Nazzaro parla di una selezione avventurosa, pensata per stare dentro le complessità del presente senza mai sacrificare il gusto per la narrazione. È una linea che il festival persegue da quasi ottant’anni, tenendo insieme la ricerca più radicale, il legame diretto con il pubblico e l’attenzione verso i talenti emergenti.
I film in gara
Il Concorso internazionale di Locarno 2026 mette in fila 17 opere, tutte presentate in prima mondiale, e conferma la sua natura di crocevia tra cinematografie lontane. Il cinema italiano arriva con due titoli, “Alberi erranti” di Salvatore Mereu, che porta sullo schermo Romeo Perrone, Giulia Maenza, Lorenzo Richelmy, Lupo Barbiero ed Edoardo Raiola, e “Ketticè” di Giovanni Tortorici, regista rivelatosi con “Diciannove”, qui affiancato da Salvatore Gallina, Rachele Testagrossa e da una partecipazione speciale di Monica Bellucci.
Attorno a questi due film si muove un mosaico che attraversa continenti diversi. Dal Brasile arriva “A margem do rio” di Matheus Farias ed Enock Carvalho, dalla Francia “D’ici là” di Sarah Leonor, dalla Romania “Nu e locul tau aici” di Florin Șerban. C’è spazio per la coproduzione scandinava di “Brave New Love” firmata da Maria Bäck, per il lavoro tedesco-ucraino di Isabelle Stever con “I Rarely Wake Up Dreaming”, per “Lejos de los árboles” della catalana Meritxell Colell Aparicio, autrice già notata per “Con el viento”, qui in coproduzione tra Spagna, Perù e Italia.
Tra le presenze più attese figura il sudcoreano Hong Sangsoo, uno dei maestri assoluti del cinema d’autore contemporaneo, che presenta “Nun dul dega eomne” (titolo internazionale Nowhere to Lay My Eyes), con Kim Minhee e Kwon Haehyo. Torna anche il canadese Denis Côté, voce tra le più personali dell’indipendente nordamericano, con “Violence du corps de l’autre”, mentre Wayne Wapeemukwa, regista di origini indigene già notato per “Wildhood”, porta in concorso “Manhunt”. Completano la selezione “O Jacaré” di Basil Da Cunha, “Objet A” di Ann Oren, “Princesa burro” di Cristóbal León e Joaquín Cociña, “Rehmat” di Gurvinder Singh, “The House on the Moon” di Nelson Yeo, “Thính giác” di Lê Bảo.
L’Italia protagonista
Il cinema italiano non si limita al concorso e attraversa più sezioni del festival di Locarno. In Piazza Grande debutta in prima mondiale “Armony” di Dario Albertini, con un cast che riunisce Valerio Mastandrea, Asia Argento, Clara Tramontano, Pamela Schettino e Ornella Muti. Trova spazio anche “Il cileno” di Sergio Castro San Martín, coproduzione italo cilena, con Sara Serraiocco e Lorenzo Richelmy.
Non manca il legame con le grandi coproduzioni internazionali, come dimostra “La muerte no tiene dueño” di Jorge Thielen Armand, che coinvolge Venezuela, Canada, Italia e Lussemburgo e che arriva a Locarno in prima svizzera.
Il festival ha scelto di rendere omaggio a due figure femminili del cinema italiano. Isabella Rossellini riceverà l’Excellence Award, mentre ad Asia Argento andrà il Life Achievement Award. Tra i titoli fuori concorso figura infine “Marco Bellocchio: La porta della realtà”, documentario firmato da Fabio Lovino e dedicato al regista piacentino.
Fuori concorso e omaggi
Piazza Grande, come da tradizione, ospita i titoli più attesi dal grande pubblico. Tra questi “Paper Tiger” di James Gray, con Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, e “The Invite” di Olivia Wilde, che oltre a dirigere interpreta il film accanto a Edward Norton, Penélope Cruz e Seth Rogen. Il festival si chiuderà con “Ni vue, ni connue” di Marc Fitoussi, sostenuto da un cast corale che comprende Isabelle Huppert, Sandrine Kiberlain, Emmanuelle Bercot, Ana Girardot, Diane Kruger e Chiara Mastroianni. Tra gli altri appuntamenti spicca “Demain je tombe amoureux” di Martin Provost, con Fabrice Luchini ed Emmanuelle Devos.
Locarno dedica inoltre un evento speciale a David Lynch, riportando in Piazza Grande “Wild at Heart”, mentre la retrospettiva di quest’anno guarda a uno dei periodi più controversi della storia hollywoodiana, quello della Blacklist. I riconoscimenti alla carriera, oltre a quelli già citati per Asia Argento e Isabella Rossellini, andranno a Darren Aronofsky, Virginie Efira e al truccatore Rick Baker.
Il Pardo alla Carriera a James Gray
Tra le cerimonie più attese c’è quella dedicata a James Gray, che riceverà il Pardo alla Carriera domenica 9 agosto in Piazza Grande, dove presenterà anche il suo nuovo “Paper Tiger”. Il festival gli dedica una retrospettiva parziale, con le proiezioni di “We Own the Night” del 2007 e “Two Lovers “del 2008.
Gray si è imposto giovanissimo nel panorama del cinema americano, quando nel 1994, a soli 25 anni, “Little Odessa” gli valse un premio alla Mostra di Venezia. Da allora ha costruito una filmografia legata a doppio filo alle proprie radici familiari e alla comunità ebraico russa di New York, raccontando legami familiari, criminalità e senso di appartenenza in film come “The Yards”, “We Own the Night”, “Two Lovers” e “The Immigrant”. Negli ultimi anni ha allargato il proprio sguardo verso territori diversi, dalla giungla amazzonica allo spazio, con “The Lost City of Z”, “Ad Astra” e “Armageddon Time”, mantenendo però intatta la propria cifra autoriale.
“Paper Tiger”, già passato in concorso a Cannes e scelto come apertura del New York Film Festival, riporta Gray nella New York degli anni Ottanta, con la storia di due fratelli risucchiati nella criminalità organizzata russa nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita. Accanto al cast, formato da Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, il regista ha lavorato con collaboratori storici come il direttore della fotografia Joaquín Baca Asay, il compositore Christopher Spelman e il casting director Douglas Aibel.
Giona A. Nazzaro descrive Gray come l’ultimo grande romanziere del cinema statunitense, un autore capace di comporre, film dopo film, un’opera unitaria che riflette gli echi della diaspora ebraica, del noir e della grande letteratura russa e americana. Per il direttore artistico, celebrarlo a Locarno significa rendere omaggio a un artista che parla la lingua del cinema e sa trasmetterla alle nuove generazioni.
