Mac DeMarco torna in Italia dopo sette anni di assenza

Il “crooner dell’indie rock” sbarca a Bologna, Roma e Milano nell’estate 2026 per presentare dal vivo il nuovo album “Guitar”

Mac DeMarco
Ufficio stampa

Sono passati sette anni. Tantissimo. Mac De Marco è sempre quell’indolente artista, riflessivo, disincantato, in bilico tra profondità e malinconia. Mentre è tornato a uno stile cantautorale essenziale con il suo ultimo album “Guitar”, torna anche in Italia. L’ultima volta che era stato dalle nostre parti era il 2019. Nell’estate 2026 sarà protagonista di ben tre concerti: il 27 giugno a Bologna al Sequoie Music Park, il 28 giugno a Roma alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il 30 giugno a Milano al Parco della Musica.

Il nuovo tour

Il suo tour mondiale partito nel 2025 è andato completamente sold out, Nord America prima, poi Europa e Regno Unito. Chi lo ha visto racconta di un artista trasformato: più maturo, più diretto, meno nascosto dietro l’ironia e le smorfie che lo avevano reso famoso. Ad accompagnarlo ci sono esclusivamente artisti della sua etichetta Mac’s Record Label (Mock Media, Tex Crick, Daryl Johns e Vicky Farewell) a rendere il tour quasi un piccolo festival itinerante di famiglia.

“Guitar”: il disco più onesto della sua vita

Il nuovo album si chiama “Guitar” e il titolo dice già tutto, o quasi. Registrato nel novembre 2024 nella sua casa di Los Angeles, scritto, missato, fotografato e videodiretto interamente da lui (con l’eccezione del mastering, affidato a David Ives), è l’opera di un artista che ha deciso di smettere di nascondersi.

Via i sintetizzatori, via gli artifici sonori che avevano caratterizzato i lavori precedenti. Restano solo chitarre elettriche e acustiche, basso, batteria essenziale e una voce che, come scrive Pitchfork, non era mai suonata così affaticata, speranzosa e autentica insieme. Dodici canzoni che guardano indietro ai danni fatti e poi tornano a guardare avanti, sperando che la strada si apra un po’.

I singoli anticipatori raccontano bene l’umore del disco: “Home” è una meditazione soft e scintillante sul suo rapporto con la British Columbia, la terra in cui è nato; “Holy” è una riflessione dolce e rilassata sulla spiritualità, quasi una preghiera laica cantata sottovoce. Mac DeMarco stesso ha scritto: “Penso che Guitar sia la rappresentazione più sincera possibile di dove mi trovo nella mia vita oggi. Sono felice di condividere questa musica e non vedo l’ora di portare queste canzoni in quanti più posti possibile”.

Come Mac DeMarco ha cambiato pelle disco dopo disco

Mac DeMarco non ha mai fatto nulla come ci si aspettava. E la sua discografia lo dimostra brano per brano. Tutto inizia nel 2012 con “2“, il disco che lo rivela al mondo: jangle guitar rallentate, accordi distorti e sognanti, una voce pigra e vissuta che sembra sempre sul punto di addormentarsi. È il suono del “slacker rock” portato a vetta artistica, pigrizia come poetica, disordine come stile. Il disco lo trasforma in un’icona istantanea dell’indie internazionale.

Nel 2014 arriva “Salad Days“, il capolavoro che consolida tutto. Più maturo, più melodico, con canzoni che parlano di crescere senza volerlo, di relazioni che si consumano lentamente, di una giovinezza che scivola via. “Salad Days”, “Passing Out Pieces”, “Let Her Go”: hit che sembrano non invecchiare mai. Il disco entra nelle classifiche dei migliori album degli anni Dieci di mezzo mondo.

“This Old Dog” (2017) sposta il tiro verso territori più intimi e personali. Il primo è un mini-album da camera, registrato quasi in solitudine; il secondo è il disco più autobiografico fino a quel momento, con DeMarco che per la prima volta parla apertamente del suo rapporto difficile con il padre. Meno ironia, più verità.

Con “Here Comes the Cowboy” (2019) il cerchio si chiude, o si apre, dipende dal punto di vista. Un disco volutamente ipnotico, quasi minimalista, che divide la critica ma conferma che Mac DeMarco non ha nessuna intenzione di fare ciò che ci si aspetta da lui. Poi il disco strumentale dalle sonorità dolenti “Five easy hot dogs” (2023), prima di “Guitar“.