Massimo Martellotta, tripletta a Roma: la sua musica in tre titoli alla Festa del Cinema

Massimo Martellotta, compositore e cofondatore dei Calibro 35 Chiara Mirelli

Dopo quella de “Il mestiere” con Luigi Lo Cascio alla Mostra di Venezia, il compositore e cofondatore dei Calibro 35 firma le colonne sonore di “Radici”, “Il caso Modigliani” e “Carlo Monni – Come un grillo nell’uragano”

Quattro titoli in due festival, un solo autore. Dopo aver aperto la stagione in Laguna con la colonna sonora originale de “Il mestiere”, film di Beppe Tufarulo con Luigi Lo Cascio presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Massimo Martellotta replica a Roma. La 21esima edizione della Festa del Cinema, in corso e in programma fino al 25 ottobre, ospita tre opere con le sue musiche. Il compositore e polistrumentista, autore principale e cofondatore dei Calibro 35, mette la sua impronta su progetti molto lontani tra loro.

Tre opere, tre mondi

Il primo è “Radici”, serie televisiva in sei episodi targata Sky dedicata a Daniele De Rossi e al suo Ostiamare, prodotta da Damocle, la società di Zerocalcare e Valerio Mastandrea, e da DDR. Il secondo è “Il caso Modigliani”, docufilm a tinte gialle diretto da Luca Rea e prodotto da Fandango sul celebre caso delle teste di Modigliani. Il terzo è “Carlo Monni – Come un grillo nell’uragano”, omaggio all’attore toscano firmato da Romeo e Valentino Conte, con Roberto Benigni.

Un metodo da “one-man studio”

Il filo che unisce progetti così diversi è un metodo. Martellotta lavora come un “one-man studio”: scrive, suona e produce da solo, in un laboratorio sonoro che col tempo, dice, “è diventato uno strumento di per sé”. Alterna composizioni create ad hoc e brani del proprio repertorio solista, cercando per ogni lavoro un’identità definita e una forte attenzione alla narrazione emotiva.

È un approccio che ha già portato i suoi frutti al cinema: dalla colonna sonora orchestrale di “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo, in concorso a Venezia 80, al docufilm “Svegliami a mezzanotte”, candidato ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento 2023.

Istinto e intuizione

“Suonare qualsiasi cosa mi passi a tiro e scrivere in solitaria è ciò che faccio da sempre, anche dove il mio lavoro è a servizio di un collettivo”, racconta. “Quando invece lavoro in solo, anche se mi avvalgo di collaboratori o musicisti aggiunti, mi piace essere ancora più istintivo al cento per cento, cercando di fidarmi delle intuizioni e seguirle”. Vedere questo modo di lavorare premiato “dal film d’autore al documentario giallo, prima a Venezia e ora a Roma”, prosegue, è per lui un segnale: la sua musica può dialogare in modo naturale con formati e linguaggi visivi differenti. E conclude: “Spero di non smettere mai, è la cosa più difficile ma anche più bella del mondo”.

Dai Calibro 35 ai Grammy

Un percorso, quello solista, che si intreccia con quello dei Calibro 35, band con cui Massimo Martellotta vanta tour mondiali, una ventina di album e colonne sonore di serie come “Blanca” e “Sandokan”. Con il gruppo ha firmato anche la musica di “Vittorio De Sica – La vita in scena” di F. Zippel, unico film italiano presente a Cannes 2026.

Il suo curriculum conta inoltre la candidatura ai Grammy Awards 2018 come autore di “One Shot One Kill” di Dr. Dre, la collaborazione a “Kleo 2” per Netflix con Johnny Klimek e brani in titoli come “Red” con Bruce Willis e “Vallanzasca – Gli angeli del male” di Michele Placido. A suo nome ha pubblicato la serie di cinque vinili One Man Sessions, dall’orchestra sinfonica ai sintetizzatori, dalla psichedelia al funk cinematico, interamente suonati, composti e prodotti da solo.