Sirlene interroga l’umano contemporaneo con il disco d’esordio “Primitivi Evoluti”

Sirlene seduta in completo bianco Ufficio Stampa

Tra Milano e San Paolo, la cantautrice italo-brasiliana debutta con nove brani inediti che mettono in dialogo due culture e si chiedono se, davanti al progresso tecnologico, siamo davvero cambiati

Ci siamo evoluti come società, ma le nostre azioni sono cambiate davvero? Da questa frattura, il disallineamento tra l’evoluzione tecnologica e quella emotiva e spirituale, prende il titolo “Primitivi Evoluti”, il disco di esordio della cantautrice italo-brasiliana Sirlene.

Il disco è un viaggio sonoro e identitario che ruota attorno a nove tracce inedite che si muovono tra sonorità etniche e pop contemporaneo, con una cura particolare per la sonorità intrinseca della parola, parte integrante del discorso musicale. Nel disco l’artista firma testi e musiche, suona chitarra e basso e cura le produzioni insieme a Carmine Calia.

Un viaggio in Brasile per ritrovare le radici

Il lavoro prende forma tra Milano e il Brasile. Alcuni brani, tra cui “Mamão Samba”, “Outro (Rapporto Afrodisiaco)” e “Felici”, sono stati registrati a San Paolo, nello studio della residenza Casa Liquida, durante un viaggio decisivo per Sirlene alla scoperta del Paese in cui è nata e verso cui avverte un richiamo musicale profondo.

“Il viaggio in Brasile ha rappresentato molto più di una semplice tappa produttiva – racconta l’artista – è stato un vero percorso identitario, un’immersione nella cultura e nelle sonorità che mi appartengono e che hanno influenzato profondamente il mio modo di fare musica“. L’integrazione di ritmi, strumenti e armonie tipiche del Brasile crea, nelle sue parole, un dialogo autentico tra la cultura italiana e quella brasiliana, in un equilibrio tra tradizione e contemporaneità, riscoperta delle radici e sperimentazione.

Accanto a Sirlene suonano Edoardo Sola (basso), Giulio Ferro (batteria), Ippolito Pingitore (percussioni), Gioela Scomazzon (chitarra elettrica), Camilla Rolando (tromba) e Carmine Calia (synth). Hanno collaborato anche Matheus Boristengo (chitarra) e Amanda Telles (percussioni), musicisti conosciuti a San Paolo durante il viaggio, mentre ai cori partecipano Rossana De Pace e Didì Garbaccio Bogin.

I singoli: “Ekokokolisaio” e “Bianco sia nero, nero sia bianco”

A far da apripista al disco sono due brani che ne rivelano l’anima più urgente. “Ekokokolisaio”, il primo singolo, prende il nome da una parola inventata, un suono che diventa simbolo di allerta e di necessità di non chiudere gli occhi: l’”eko” è l’eco di una voce che avverte e cerca di scuotere le coscienze, con il timore che l’uomo finisca per abbandonare la terra, consumato dalle proprie scelte. Il testo, cupo e profetico, mette al centro la figura del “padrone”, simbolo di un potere cieco che si sazia lasciando dietro di sé aridità e distruzione, mentre la ripetizione ipnotica del titolo vibra come un grido rituale, un richiamo ancestrale che appartiene più alla terra che al linguaggio umano.

“Bianco sia nero, nero sia bianco”, il secondo singolo, è nato invece da una ferita personale che si intreccia con una riflessione universale: “Il razzismo, l’incapacità dell’essere umano di accettare la diversità, l’assurdità di giudicare e discriminare in base al colore della pelle”, spiega Sirlene, che racconta di aver vissuto, e vivere tuttora, atti di discriminazione. Sul ritmo serrato della voce e su una base minimal, a guidare il racconto sono le tartarughe, antiche creature custodi del tempo e del sapere, testimoni di ciò che sfugge all’uomo moderno: al di là di ogni dualismo, siamo prima di tutto umani. La ripetizione del verso che dà il titolo al brano diventa un atto di fede, una formula che cerca di sciogliere i confini e invita a riconoscere la bellezza della mescolanza, perché i colori, messi insieme, non si annullano ma creano armonia.

Chi è Sirlene

I temi di “Primitivi Evoluti” sono, in fondo, quelli che attraversano da sempre il percorso di Sirlene: identità, radici, appartenenza. Nata a San Paolo del Brasile nel 1993, si è formata in Italia, diplomandosi all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini di Roma, percorso di alta formazione per cantautori, interpreti, autori e produttori guidato da Niccolò Fabi come responsabile e da Tosca come direttrice artistica. Dall’incontro tra le due anime nasce una ricerca che non si lascia incasellare: Sirlene non si riconosce in un genere specifico, affonda nelle origini brasiliane e le espande sperimentando altre sonorità.

Ne risulta un’identità ibrida e indisciplinata, fatta di radici profonde e identità in fuga, in cui la scrittura diventa amuleto e la fragilità si trasforma in ritmo. Una fragilità che l’artista affronta con ironia, anche quando parla di sé: convive con una malformazione genetica e la racconta con humor. «Sette sono le note musicali, sette sono le mie dita».