Dall’8 al 10 maggio torna alla Spezia la rassegna firmata SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione

Tre edizioni, una sede fissa, una rete di artisti e critici under 35 che cresce ogni anno. “Tutta la vita davanti”, il festival teatrale di SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, è diventato in poco tempo un appuntamento di riferimento per chi vuole capire dove sta andando la scena contemporanea italiana.
Il festival si ripresenta dal 8 al 10 maggio quest’anno con la quarta edizione sempre al Dialma di La Spezia con una formula rinnovata: per la prima volta Alice Sinigaglia, regista e autrice spezzina che da sempre guida il progetto, è affiancata da Francesca Lombardi, organizzatrice e curatrice della stessa compagnia. Due percorsi professionali diversi che convergono in un’idea comune: un festival under 35 deve essere prima di tutto uno spazio di ascolto, e poi di rischio.
Il programma che ne nasce insiste su una soglia, quella zona porosa dove il teatro si contamina con la performance, la musica, il cinema, la parola dal vivo. Non una fotografia generazionale, ma un tentativo di restituirne il movimento, le urgenze, le domande che ancora cercano forma.
Venerdì 8 maggio: l’attenzione come campo di battaglia
Il festival si apre venerdì alle 19:00 con “I’ve Loss of Attention” del Collettivo EFFE, progetto vincitore di Non Addomesticabili 2025. In scena Camilla Soave, con regia e testi di Giulia Odetto: una ricerca performativa sul gioco fragile tra attenzione e distrazione, dove il corpo diventa insieme contenitore e strumento di percezione. Due schermi, una videocamera, un cellulare, molteplici fonti luminose e le composizioni elettroniche di Davide Tomat, co-fondatore del collettivo SUPERBUDDA, costruiscono un impianto scenico che richiama e svia continuamente lo sguardo, in una partitura fatta di pause e ritorni.
Alle 21:45 cambia registro, decisamente. “Elegia di un cinghiale ferito” è una sit-down tragedy, come la definisce il suo autore e interprete Matteo Di Somma: il performer è seduto su un water e ricostruisce, a dieci anni di distanza, la relazione tra un adolescente e un uomo adulto. Un primo amore segnato da potere, manipolazione, ambiguità. Il lavoro, realizzato nell’ambito di Profeti in Patria 2024/2025 con il progetto musicale di Violetta Ghersina, interroga il confine tra desiderio e violenza, tra memoria e trauma.
Sabato 9 maggio: la generazione che si guarda allo specchio
La giornata di sabato inizia nel pomeriggio con uno spazio raro: alle 14:30 la presentazione della rivista nata dal laboratorio di critica teatrale Play the Critic!, seguita dalle 16:00 alle 18:00 da “Sottobanco”, uno dei progetti più originali di questa edizione. Ragazze e ragazzi under 18 dei laboratori di critica attivati da Stratagemmi Prospettive Teatrali a Milano, Firenze e La Spezia attraversano il festival non come spettatori passivi ma come osservatori attivi, con recensioni, interviste e una tavola rotonda tutta loro.
Alle 19:00 arriva “Dad or Alive” dei BumBumFritz, vincitore del Premio Stefano Cipiciani per il dispositivo scenico a Generazione Scenario 2025. Lo spettacolo mette in scena la domanda che molti della generazione millennial e Gen Z si portano dentro: diventare genitori è ancora un sogno possibile, o è diventato un peso insostenibile? Tra storie personali, dati statistici e confessioni, musica elettronica dal vivo e videomapping, lo spettacolo non dà risposte, ma almeno ha il coraggio di stare nella domanda.
A chiudere sabato, alle 21:45, “Kamikaze, spero vada meglio dell’ultima volta” di Giulio Santolini ribalta il patto tradizionale tra attore e pubblico. La platea vota in tempo reale: se la maggioranza approva una performance, c’è un premio; se la boccia, arriva una punizione. Un dispositivo insieme ludico e spietato, che mette a nudo il confine sempre più sottile tra arte e intrattenimento, tra ricerca e compiacimento.
Domenica 10 maggio: la bellezza che salva, il vizio che divora
Il festival chiude con due spettacoli che occupano ognuno il proprio territorio con sicurezza. Alle 19:00 va in scena “Assetati”, vincitore della terza edizione del Premio Leo de Berardinis per compagnie under 35, su testo di Wajdi Mouawad, per la prima volta in Italia, diretto e interpretato da Davide Pascarella in produzione Teatro di Napoli, Teatro Nazionale. Tre storie parallele, tre voci che non si toccano mai: un ragazzo che parla senza fermarsi, una ragazza chiusa con un mostro dentro, un uomo che ha trovato sul fondo di un fiume due cadaveri di cui uno non corrisponde ad alcun essere umano scomparso. Mouawad parla, come sempre, della bruttezza che consuma e della bellezza che salva, di sogni che tornano a chiedere il conto.
A chiudere l’edizione, alle 21:45, “F. Una risata vi seppellirà”, liberamente tratto dal Falstaff di Verdi e Shakespeare, con regia di Giorgio Vincenzo Pesenti e testo di Alice Sinigaglia. Opera Popolare, collettivo di ricerca sul teatro musicale contemporaneo, trasforma la storia del vecchio cavaliere in una festa compulsiva, una sequenza di numeri da circo, vizi che fagocitano la ragione. Falstaff chiede ancora, e sempre, un altro bicchiere. Un altro giro. Un mondo diverso, capace di opporsi al dovere.
