Dal confronto tra la ricerca artistica di Elisabetta Di Maggio e la sperimentazione della designer Maria Calderara nascono abiti e gioielli che trasformano le strutture della natura in forme da indossare

Dall’incontro tra arte e moda prende forma Xilema, la nuova collezione di Maria Calderara creata insieme all’artista Elisabetta Di Maggio, che da anni esplora le architetture segrete della natura con intagli e sottrazioni eseguiti a mano. Per la designer il confronto con le arti visive è un percorso già avviato, che in passato ha dato vita a collezioni ispirate a Gianni Pettena, Luca Maria Patella, Antonio Scaccabarozzi, Eugenio Tibaldi e Piero Manzoni. Stavolta alla base del progetto c’è l‘attenzione per i materiali, la precisione del gesto manuale e dall’interesse per le strutture che attraversano il mondo naturale. Il risultato è una ricerca che coinvolge abiti, accessori e gioielli, trasformando nervature vegetali, reticoli organici e trame delicate in elementi di un linguaggio condiviso.
Xilema, il legame tra la natura e la creazione artistica
Lo xilema è il tessuto vascolare delle piante che trasporta acqua e sostanze nutritive dalle radici alle foglie. Una struttura essenziale per la vita vegetale, benché in gran parte invisibile, che diventa il principio attorno al quale si sviluppa il progetto di Maria Calderara ed Elisabetta Di Maggio. Il riferimento botanico si lega direttamente alla ricerca dell’artista, da tempo concentrata sulle geometrie nascoste della natura e sulle relazioni tra forme organiche e strutture artificiali. L’artista taglia con il bisturi materiali come carta, pellicola cinematografica, intonaco e porcellana. Il cuore della sua pratica artistica è il concetto di fragilità forte, la resistenza insospettabile della materia quando viene incisa fino a ridursi in scheletro.
Da qui prende forma il rapporto tra le opere e gli abiti, che Calderara racconta essersi costruito in modo spontaneo. «Lavorando immersa nell’universo di Elisabetta alcune sue immagini sono entrate nel mio inconscio creativo», spiega la designer, che racconta come alcuni capi siano nati senza un riferimento esplicito e che il legame con le opere è emerso soltanto in seguito. E questo è molto interessante, perché la connessione tra le une e le altre è evidente. Più che un rapporto di contaminazione, sembra esserci interconnessione con abiti e sculture che si fondono per far nascere qualcosa di nuovo.
Gli abiti di Maria Calderara ispirati alle opere di Elisabetta Di Maggio
La relazione tra i due linguaggi non si traduce in una semplice riproduzione delle opere sui vestiti, ma in una rielaborazione delle loro caratteristiche formali. Le stampe applicate manualmente a T shirt, top e abiti richiamano le strutture vascolari, mentre corsetti, bustini e gioielli da corpo evocano membrane, alghe e reticoli biologici. Le decorazioni contribuiscono così a definire la struttura dei capi, superando la distinzione tra elemento ornamentale e costruzione dell’abito.
Un esempio significativo è il Framed Bustier, che attraverso la tensione delle stecche si apre sul corpo come una corolla. La forma richiama Lotus, opera del 2012 di Elisabetta Di Maggio realizzata intagliando a mano una grande foglia di loto essiccata e seguendone le nervature. Come ha raccontato la stessa Calderara, alcune immagini dell’artista sono entrate nel suo processo creativo in modo spontaneo, senza diventare necessariamente riferimenti consapevoli durante la progettazione.
Anche il modo di costruire i volumi riflette la libertà formale che caratterizza il lavoro della designer. Asimmetrie, trasparenze e stratificazioni modificano la silhouette, mentre alcuni capi possono essere indossati al rovescio per mostrare il ricamo sul lato interno. Le sovrapposizioni introducono ulteriori possibilità di lettura e rendono visibili i dettagli della lavorazione manuale. Un sottile filo metallico inserito negli abiti e nelle gonne ampie accompagna il movimento del tessuto, conservandone al tempo stesso la forma.
Stampe, corsetti e volumi liberi
Da questa origine comune parte un processo di traduzione che coinvolge l’intero guardaroba. Stampe ispirate alle strutture vascolari, applicate a mano, caratterizzano T-shirt, top e abiti, mentre corsetti, bustini e body jewellery evocano membrane, alghe, reticoli biologici e leggere corazze, e ridefiniscono il rapporto tra ornamento e struttura. Fedele al principio di deregulation che orienta il suo modo di vestire, Calderara costruisce i volumi con libertà e dà dinamismo alla silhouette con asimmetrie, trasparenze e stratificazioni. Le camicie si possono indossare al rovescio per mostrare l’altro volto del ricamo manuale, oppure sovrapporre per ottenere un gioco di doppi. Un sottile filo metallico attraversa il tessuto di abiti e ampie gonne: ne asseconda il movimento e ne conserva la traccia, come memoria del gesto di chi li indossa.
Tessuti, colori e lavorazioni della collezione primavera estate 2027
La ricerca sui materiali occupa una posizione centrale nella collezione Xilema. La mussola di cotone, leggera e trasparente, si alterna al cotone lavato e stropicciato, al lino e alla viscosa, scelti per le diverse consistenze e per il modo in cui reagiscono alla luce e al movimento. Le pieghe e le irregolarità dei tessuti diventano parte integrante del progetto, senza essere nascoste o corrette. Materiali che richiamano le stesse sensazioni di leggerezza e forza delle opere di Di Maggio.
Se i capi sono versatili e sorprendenti, la palette cromatica è ridotta all’estremo. Bianco in diverse tonalità, nero, qualche sprazzo di rosso e di blu, valorizzati però dalle differenze tra le superfici e dalle lavorazioni. La scelta dei colori è fatta per accompagnare le forme senza sottrarre spazio alle trame e ai dettagli, che restano gli elementi distintivi del dialogo tra la designer e l’artista.
I gioielli artigianali tra macramè, vetro di Murano e porcellana
La stessa ricerca prosegue nei gioielli realizzati artigianalmente nell’atelier veneziano di Maria Calderara. L’iconico macramè della designer assume l’aspetto di una rete vascolare attraverso intrecci di cristalli trasparenti, perle di Tahiti ed elementi in vetro. Conchiglie incise con motivi simili al merletto, resine, tubolari tessili e strutture metalliche mettono in relazione materiali naturali e artificiali, mantenendo la centralità della lavorazione manuale.
Il riferimento alle trame vegetali si intreccia anche con la storia della tradizione artigianale veneziana. Le sperimentazioni in porcellana di Elisabetta Di Maggio si ispirano infatti agli antichi merletti del Cinquecento e Seicento conservati nel Museo di Burano. Questa attenzione alle tecniche e ai materiali trova una corrispondenza nei frammenti tessili trasformati da Calderara in piccole forme scultoree, capaci di superare la funzione convenzionale dell’accessorio.
Accanto alle nuove elaborazioni, Xilema ripropone anche alcune forme già presenti nel repertorio della designer, come i Pebbles in resina, le Line Stones e gli elementi irregolari in vetro di Murano, declinati in bianco, nero, rosso e trasparente. La collezione conferma così un approccio alla moda che considera il confronto con l’arte un’occasione per ampliare le possibilità espressive di abiti e gioielli, attraverso una ricerca condivisa sulla materia, sulla forma e sul tempo necessario per trasformarle.
