Bologna diventa il tempio della settima arte con “Il cinema ritrovato”

Charlie Chaplin in una scena del film Vita da Cani Ufficio Stampa

La quarantesima edizione del festival accende la città dal 20 al 28 giugno con 540 pellicole restaurate, grandi registi internazionali e la magia del cinema muto sonorizzato dal vivo sotto le stelle

Troppo spesso si pensa alla storia del cinema come a una faccenda per soli esperti, materiale da confinare tra la polvere degli archivi. Dal 20 al 28 giugno Bologna dimostra il contrario con la quarantesima edizione del festival Il cinema ritrovato. La manifestazione, promossa dalla Cineteca di Bologna all’interno del cartellone Bologna Estate 2026, sottrae le pellicole del passato alla pura conservazione per rimetterle in circolo come materia viva, capace di parlare al pubblico di oggi.

Con 540 proiezioni in nove giorni e distribuite in otto sale, il festival trasforma il recupero d’archivio in un grande rito collettivo, che si estende dalle proiezioni mattutine fino alle grandi serate all’aperto in Piazza Maggiore e in Piazzetta Pasolini.

La serata inaugurale: Aurora di Murnau in Piazza Maggiore

Piazza Maggiore è lo scenario in cui prende vita un dialogo tra i grandi autori e interpreti del presente con i classici del passato. Il cinema ritrovato accende i motori ufficialmente sabato 20 giugno con un evento che unisce il fascino visivo del muto alla potenza della grande esecuzione sinfonica. Al regista Marco Bellocchio è affidato il compito di introdurre la prima mondiale del nuovo restauro di “Aurora“, capolavoro diretto nel 1927 da Friedrich Wilhelm Murnau, musicato dal vivo dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Timothy Brock, che per l’occasione ha firmato una partitura completamente nuova.

Il Cinema Ritrovato Extended

Nonostante l’inaugurazione ufficiale sia il 20 giugno, il festival apre i battenti già dal 16 con Il Cinema Ritrovato Extended, un programma di classici e documentari sulla storia del cinema tra il Cinema Modernissimo e Piazza Maggiore, che si prolungherà fino al 5 luglio. Ad aprire il calendario, martedì 16 giugno alle 18.30 al Modernissimo, una conversazione tra Gian Luca Farinelli e Nicola Mazzanti, i fondatori del festival, che ripercorreranno questi quarant’anni di storia. La stessa sera, in Piazza Maggiore, arriva Carlo Verdone con il restauro di “Bianco Rosso e Verdone”, il suo secondo film.

Gli ospiti e i grandi restauri

Come ogni anno da 40 anni, Il cinema ritrovato porta a Bologna i grandi nomi del cinema contemporaneo. Uno su tutti è Wim Wenders presenta la sua opera prima del 1970, “Summer in the City”, lungometraggio di diploma rimasto praticamente invisibile per decenni e ora finalmente restaurato, e introduce anche film di Bertolucci e Fritz Lang. Isabella Rossellini sarà in Piazza Maggiore per “Cuore selvaggio” di David Lynch. Rosalie Varda porterà “Senza tetto né legge”, con cui la madre Agnès Varda vinse il Leone d’oro a Venezia nel 1985, in un’edizione che dedica alla regista francese anche una grande mostra alla Galleria Modernissimo.

Tra le prime mondiali più attese c’è la versione integrale di “The Devils” di Ken Russell, film presentato a Venezia nel 1971, sequestrato in Italia e ora finalmente visibile nella forma concepita dal regista, grazie al restauro in 4K promosso da Warner Bros. Oltre a loro anche Amos Gitai, Arnaud Desplechin, Lav Diaz, Thierry Frémaux, Kleber Mendonça Filho, Alice Rohrwacher, Pietro Marcello e numerosi altri protagonisti della scena internazionale.

Musica dal vivo e un sogno lungo quarant’anni

La musica è un elemento fondamentale in ogni film e Il Cinema Ritrovato le dedica lo spazio che merita all’interno della rassegna. Timothy Brock tornerà in Piazza Maggiore con l’Orchestra Senzaspine per accompagnare “Vita da cani” e “Charlot soldato” di Charlie Chaplin appena restaurati dal MoMA, mentre il film muto finlandese “Curses of the Witch” del 1929 avrà come colonna sonora dal vivo il gruppo Cleaning Women, che ha costruito un accompagnamento originale capace di amplificarne ritmo e tensione.

Ma l’appuntamento più atteso sul fronte musicale è anche quello più inedito: dopo quarant’anni il festival accoglie per la prima volta uno spettacolo con un benshi, il narratore dal vivo del cinema muto giapponese, figura senza equivalenti nella tradizione occidentale, capace di dare voce ai personaggi e mediare tra il film e il pubblico in tempo reale. Con l’avvento del sonoro i benshi scomparvero quasi del tutto; quest’anno Ichiro Kataoka si esibirà insieme alla suonatrice di biwa Nobuko Kawashima e alla percussionista Kisayo Katada nelle proiezioni dei film di Daisuke Ito.

Gli omaggi a Visconti, Stanwyck, Baker

Tre grandi omaggi segnano questa edizione. Luchino Visconti, di cui ricorrono i centoventi anni dalla nascita e i cinquanta dalla scomparsa, viene riletto attraverso nuovi restauri e una riflessione sulla dimensione sperimentale della sua carriera, spesso dimenticata a favore dei titoli più celebri. Barbara Stanwyck è la diva dell’anno: undicesima nella classifica delle star hollywoodiane stilata dall’American Film Institute, la sua arte della sottrazione e la sua capacità di muoversi tra noir, melodramma e commedia con fluidità sorprendente la rendono un’attrice straordinariamente moderna. La retrospettiva è curata da Molly Haskell, che l’anno scorso aveva guidato il pubblico alla riscoperta di Katharine Hepburn. Joséphine Baker, nata nel 1906 come Visconti, è al centro di una rassegna che ne presenta la filmografia completa insieme a materiali rari dagli archivi Gaumont Pathé: artista che trasformò l’esoticizzazione in strumento di resistenza, la sua figura va ben oltre l’immagine con cui è entrata nell’immaginario collettivo.

Come nasce un’edizione

Ogni anno, quando è il momento di selezionare i titoli per la prossima edizione del festival, tra le direttrici e i direttori artistici del festival torna insistente sempre la stessa: cosa mostrare? Teoricamente la risposta sarebbe: tutto. Il problema infatti non è trovare i film: è sceglierli. Ma alla fine, invece come affermano Cecilia Cenciarelli, Gian Luca Farinelli, Ehsan Khoshbakht e Mariann Lewinsky alla fine si attraversa per forza di cose un processo di distillazione, tenendo a mente la frase del critico Peter von Bagh: «Questo è un buon film, ma non abbastanza per Il Cinema Ritrovato».

Ogni anno il processo di selezione porta a rinunciare a sezioni intere, a film bellissimi che non trovano spazio. Ma proprio questo lavoro di taglio e montaggio porta alla nascita di un programma capace, edizione dopo edizione, di generare nel pubblico un senso di sorpresa e di felicità collettiva difficile da spiegare a chi non ci è mai stato.