A Conegliano la mostra che racconta gli infiniti volti della femminilità

Una donna dipinta Ufficio Stampa

Nella mostra “Ritratti di donna” oltre settanta dipinti, provenienti da musei italiani e collezioni private, ricostruiscono come artisti e società hanno guardato alla figura femminile tra la Belle Époque e la metà del Novecento

Quanti modi ci sono di essere donna? Nonostante spesso la società crei definizioni strette come corsetti per stabilire un modo univoco di vestire la femminilità, l’unica risposta possibile a questa domanda è: infiniti. Essere donna non può coincidere con un ruolo né con un’immagine preconfezionata, anche perché estetica, ruolo e posizione sono caratteristiche destinate a cambiare con le epoche. Semplicemente non può esserci, o non dovrebbe esserci, un modello perché l’universo femminile è fatto di identità diverse, a volte lontanissime tra loro, che hanno però lo stesso valore. Ogni donna costruisce la propria immagine a partire da ciò che desidera, da ciò che la vita le offre e da ciò che il contesto in cui vive le consente. Ben venga se il risultato, alla fine, si esprime in forme anche opposte, senza che una sia più autentica o più legittima dell’altra. Riconoscere che i modelli possono coesistere, anche quando sembrano contraddirsi, significa restituire alla donna la possibilità di essere più cose insieme e di cambiare nel tempo.

La pittura è uno dei linguaggi che più a lungo hanno riflettuto su varietà, fissando nei ritratti l’idea che ogni epoca aveva del genere femminile e del suo ruolo sociale. La mostra “Ritratti di donna. Tra Hayez, Boldini e Carrà“, curata dallo storico dell’arte Antonio D’Amico e ospitata nelle sale di Palazzo Sarcinelli a Conegliano fino al 4 aprile 2027, porta in scena questa varietà: ci sono le seduttrici e le femme fatale dell’immaginario mondano, ma anche le donne comuni, le lavoratrici, le madri e le spose.

Le donne nella storia dell’arte

Per capire che cosa propone la mostra “Ritratti di donna” conviene partire da lontano. Per secoli nella storia dell’arte la figura femminile compare soprattutto come dea, allegoria o virtù, oppure come dama ritratta per celebrare un matrimonio o un’alleanza tra famiglie. Le donne che dipingono esistono, da Sofonisba Anguissola ad Artemisia Gentileschi, ma restano eccezioni, tenute ai margini delle accademie e dello studio del nudo dal vero. L’immagine femminile arriva così alle soglie del Novecento sempre filtrata da uno sguardo quasi sempre maschile.

Il racconto di Conegliano parte dalle rappresentazioni che iniziano a prendere forma tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando si delinea il mito della femme fatale, una figura femminile affascinante e seducente, ma allo stesso tempo percepita come pericolosa e destabilizzante. Bella, misteriosa e spesso irraggiungibile, la femme fatale diventa una delle immagini più ricorrenti nell’immaginario artistico del periodo. Gli artisti la rappresentano attraverso pose sensuali, abiti raffinati o, al contrario, attraverso il nudo, trasformandola nel simbolo delle inquietudini di una società ancora profondamente condizionata da una visione maschile del mondo.

Con la guerra, mentre gli uomini sono impegnati al fronte, le donne assumono nuovi compiti e responsabilità, uscendo progressivamente dai confini tradizionali della casa. A partire da questo momento la donna è sempre meno legata a una rappresentazione puramente estetica e sempre più vicina all’immagine dell’essere umano nella sua complessità.

Il percorso espositivo a Conegliano

Il percorso di Palazzo Sarcinelli riunisce oltre settanta dipinti provenienti da collezioni private e musei italiani e copre un arco di tempo che va dalla Belle Époque agli anni Cinquanta del Novecento, periodo in cui la modernizzazione cambia la vita quotidiana e amplia i diritti di cittadinanza, mentre le donne restano ancora a lungo escluse dalla piena partecipazione politica. L’obiettivo dichiarato è raccontare non solo l’evoluzione della pittura italiana, ma anche i mutamenti sociali e culturali attraversati dal Paese tra i due secoli.

I ritratti di Giovanni Boldini e Giacomo Grosso raccontano l’eleganza e la mondanità femminile, mentre quelli di Federico Zandomeneghi e Ulisse Caputo prediligono la vita quotidiana delle donne semplici: sarte, popolane, contadine. Francesco Hayez e Carlo Mascarini esplorano figure femminili romantiche e idealizzate, Anselmo Bucci e Umberto Dudreville si confrontano con donne moderne e dinamiche, e Carlo Carrà con figure femminili legate alla quotidianità e alla vita sociale. Accanto a loro, le opere di altri artisti, tra cui Vittorio Corcos, Pellizza da Volpedo e Mario Sironi, ampliano lo sguardo sulle donne, restituendone la varietà di ruoli e condizioni, dalle protagoniste della vita borghese alle lavoratrici, dalle madri alle figure segnate dalle trasformazioni sociali. Pablo Picasso propone invece una figura femminile dall’apparenza classica, ma dotata di una dimensione più introspettiva, che supera la semplice rappresentazione esteriore per suggerire una maggiore profondità psicologica.

Il confronto si estende anche alla letteratura, con i riferimenti a Gabriele D’Annunzio e a personaggi come Lucia Mondella e la Monaca di Monza, che contribuiscono a delineare i diversi modelli femminili dell’epoca. Il percorso di Conegliano invita così a guardare questi ritratti senza cercarvi un’unica idea di femminilità, ma casomai dando valore alle differenze tra le donne e le epoche che le hanno viste vivere.